
I tipi di Pianoforte oggi in uso sono due: quello a coda (che in base alle dimensioni può essere definito a 3/4, a mezza coda, a 1/4), in cui la disposizione delle corde è orizzontale e in prolungamento del sistema di leve comandate dai tasti (meccanica); e quello verticale, in cui le corde sono disposte verticalmente e perpendicolarmente alla meccanica e alla tastiera.
Relativamente alla meccanica, a parte qualche dettaglio, la costruzione è quasi identica per i due modelli.
Così si può dire che il Pianoforte è costituito essenzialmente di una cassa armonica, cioè il corpo principale dello strumento, la cui forma corrisponde alla forma del pianoforte e da una tastiera… più le gambe, è ovvio!!!
Nella cassa armonica sta il pancone (o somiere), tavola di legno robustissimo, alle cui estremità vengono conficcate le caviglie (piroli o cavicchi) girevoli, con la funzione di fissare e tendere le corde.
Nei Pianoforti moderni, il pancone è sostituito da un robusto scheletro di ferro fuso o di bronzo, con evidenti vantaggi per la durata e la resistenza delle corde, la cui tensione si ottiene serrando con un'apposita chiave le caviglie.
La disposizione delle corde, originariamente era simile a quella dell'arpa.
Il sistema più usato negli ultimi decenni, prevede la disposizione di due “arpe” sovrapposte (sistema a corde incrociate), a vantaggio della risonanza delle stesse e della possibilità di ridurre le dimensioni dello strumento.
Le corde sono in acciaio: quelle nel registro grave, di diametro maggiore, sono avvolte da un filo di rame, nei registri più acuti invece sono nude.
Nel registro grave ogni martelletto percuote una, o due corde (accordate all'unisono, bene inteso), nel registro medio e nell'acuto a ogni nota corrispondono tre corde (accordate egualmente all'unisono).
L'estensione del Pianoforte è generalmente di sette ottave, dal LA ott-1 al DO ott7 ( il DO centrale corrisponde a DO ott3).
L'accordatura del Pianoforte è basata sul sistema temperato: quello cioè entrato in uso nel sec. XVIII e che divide l'ottava in 12 parti uguali, identificando il diesis con il bemolle (es: re diesis = mi bemolle), suddivisione che non corrisponde agli intervalli della scala naturale, ma è universalmente accettata.
La tastiera è costituita da tasti, bianchi (corrispondenti agli intervalli naturali della gamma diatonica) e neri (corrispondenti ai suoni alterati della stessa gamma).
I tasti sono in legno: quelli diatonici rivestiti nella parte superiore di materiale plastico o d'avorio, quelli cromatici costruiti generalmente in ebano.
I tasti, quando vengono premuti, comandano un meccanismo, il quale a sua volta aziona il martelletto che percuote la corda mettendola in vibrazione.
Quanto più il meccanismo è sensibile all'intensità con cui il tasto è premuto, tanto più il pianista può controllare la dinamica del suono e l'espressione dell'esecuzione.
In modo molto generico, l'azione della meccanica si può descrivere così: premendo il tasto, il martelletto, rivestito in feltro finissimo, percuote la corda tramite un'articolazione di legno detta saltarello. Contemporaneamente, si solleva anche lo smorzatore, un piccolo listello in legno rivestito anch'esso in feltro normalmente a contatto con la corda.
Quando il martelletto batte sulla corda, il saltarello si solleva; subito dopo aver colpito la corda il martelletto ricade, non nella posizione di riposo, ma in una posizione intermedia, nella quale rimane finché il tasto rimane abbassato. Lo smorzatore rimane sollevato; la corda continua a suonare, limitatamente alla durata fisica delle vibrazioni, fino a che il tasto non viene rilasciato.
Quando il tasto viene rilasciato, ritorna nella posizione di riposo.
La meccanica si ritrova nella posizione di partenza e lo smorzatore torna ad appoggiarsi sulla corda.
Generalmente, il martelletto batte sulla corda tra un settimo e un nono della sua lunghezza; il punto di contatto varia però da costruttore a costruttore.
Completano il meccanismo di generazione del suono tre pedali.
Quello di destra, detto impropriamente forte, fa spostare leggermente tutti gli smorzatori e permette alle corde di vibrare liberamente e, più ancora, di rinforzare il suono grazie alle vibrazioni dette “di simpatia armonica”.
Il pedale di sinistra va a spostare tutto il meccanismo verso destra. In tal modo, i martelletti percuotono così per ogni nota, un'unica corda anziché tre, diminuendo così il volume e rendendo il suono più “sottile”.
Il terzo pedale, centrale, presente nei Pianoforti verticali, ha funzione di sordina: quando viene azionato interpone tra le corde e i martelletti una striscia di panno che attenua sensibilmente le vibrazioni.
I pedali possono essere usati singolarmente o assieme, in base alle indicazioni esecutive o alla libera interpretazione del pianista.